LA STORIA

Nell’autunno del 2005 un gruppo di ragazzi alla soglia dei vent’anni varca per la prima volta i cancelli che da quasi trent’anni chiudono le porte del Teatro Sociale di Gualtieri: è una folgorazione. Il Teatro nonostante la mancanza del palcoscenico è uno spazio magnifico con infinite potenzialità e immediatamente si inizia a sognare di riaprirlo al pubblico. Il primo evento non può che essere nel segno della provocazione: il teatro è in vendita…

 

2006 | LA VENDITA DEL TEATRO

Da subito appare comune il pensiero che il teatro può essere utilizzato così com’è. Proposte ed idee per  un utilizzo immediato del teatro cominciano ben presto a ribollire e si coagulano in una serie di lavori in vista del primo obbiettivo da raggiungere: ridare luce al Teatro Sociale e riaprirne al più presto le porte. Fervono i lavori: si spalano carriole di ghiaia e terra cercando di livellare il più possibile il terreno, viene costruito un impianto elettrico volante per illuminare nuovamente platea e palchetti, viene portato in teatro un pianoforte… Nel trambusto si sollevano nuvole di polvere: è il Teatro che riprende a respirare…

Sono mesi di occupazione clandestina, tra il tacito consenso dell’Amministrazione Comunale e la curiosa impazienza di coloro che sanno che tra i muri dell’ala nord finalmente ferve qualcosa. Si lavora anche di notte, si fanno prove, si scrive e soprattutto si discute della riapertura del teatro.

Gli ultimi giorni di luglio sono percorsi dai brividi dell’Amministrazione e dal clamore destato dalla notizia che è stata indetta un’asta pubblica per la vendita del teatro e dei suoi arredi. Il Comune è sommerso dalle proteste dei cittadini, ad un tratto nuovamente memori che il Teatro Sociale giace inutilizzato. La cittadinanza si ribella alla scelta sconcertante, mentre qualcuno comincia ad interessarsi seriamente all’acquisto dell’immobile. La sera del 27 luglio 2006  le porte vengono riaperte: il delegato di un’agenzia immobiliare di Milano, incaricata della vendita raccoglie la folla in piazza e la introduce all’interno del teatro.

All’interno però improvvisamente tutto si ribalta: l’asta pubblica è in realtà un evento teatrale. Mentre la folla di trecento persone è accompagnata all’interno dell’edificio fuoriescono le arti che da sempre popolano il Teatro: Musica, Poesia, Letteratura, Scultura, Pittura e Danza, chiamano in causa direttamente la folla sconcertata e chiedono di ribellarsi all’abominio della vendita, pronte ad un suicidio collettivo nel caso che nessuno risponda all’appello di rivolta. I Gualtieresi senza troppe esitazioni rispondono, abbattono a picconate il muro che chiude una delle porte del teatro e le arti ed il teatro stesso sono liberati.

 

Dopo la provocatoria messa in vendita del teatro il sogno si fa ambizioso: si vuole fare del teatrino storico di inzio Novecento un luogo di teatro contemporaneo, uno spazio flessibile ed innovativo. Trasformare il sogno in realtà è un lavoro durissimo disseminato di enormi difficoltà, ciononostante il 6 giugno del 2009 il teatro finalmente riapre i battenti con una rassegna di quasi venti serate.

 

2006 – 2011 | I LAVORI E LA RIAPERTURA

Dopo aver organizzato la provocatoria messa in vendita del Teatro Sociale l’Associazione comincia un lungo periodo di riflessione sulle reali possibilità di una riapertura continuativa dell’edificio. In molti scoraggiano i progetti che l’Associazione vorrebbe mettere in cantiere: “Ragazzi voi sognate”… ed in effetti la riapertura del teatro, che rimane un cantiere inagibile, è un sogno che appare irrealizzabile. Ci si rende conto che l’unico modo per poter spalancare nuovamente le porte del teatro è dimostrare concretamente che è possibile utilizzarlo nelle condizioni in cui si trova. Cominciano i primi lavori sistematici nella speranza un giorno di poter vedere un pubblico varcare le soglie del teatro abitualmente…

È come procedere al buio: l’Amministrazione acconsente a qualche lavoro, ma non ha soldi da spendere per i materiali, che l’Associazione provvede a recuperare da sé. Si lavora senza sapere se mai l’Amministrazione concederà di aprire nuovamente il teatro e con l’incognita che un giorno partano pesanti opere di ristrutturazione che renderebbero ad un tratto completamente inutile tutto quello che è stato fatto.

Il primo lavoro da fare è quello di consolidare l’assito ligneo della platea, completarlo nelle parti dove e mancante ed infine prolungarlo di quattro metri facendolo digradare sino al piano di calpestio dove si prevede un giorno di mettere il pubblico. È un lavoro molto impegnativo: prima vengono costruite piccole colonnine in muratura che affondano mezzo metro nel terreno, poi su queste viene intessuta l’orditura di travi e travetti, ed infine si possono avvitare le assi.

Il secondo lavoro da fare è cercare di rendere uniforme il terreno nella zona dove un tempo vi era il palcoscenico e dove ora si trovano solo poche murature dirute. Si scava, si pulisce, si portano via carriole di materiale e improvvisamente vengono scoperte le antiche pavimentazioni cinquecentesche del palazzo. Comincia un lavoro di pulizia dei più attenti, i pezzi che si staccano vengono riposizionati esattamente al loro posto, in una sorta di gigantesco puzzle in cui si tenta di ricostruire l’immagine degli splendori passati della corte dei Bentivoglio.

Sono lavori che procedono lentamente, nei ritagli di tempo, nei fine settimana: tante volte si lavora il Sabato, si rimane sino a tarda sera e si finisce per mangiare qualcosa in teatro.

Nell’inverno del 2008 finalmente l’Associazione chiama l’Amministrazione in teatro e può mostrare quello che è stato fatto: i lavori mostrano uno spazio molto diverso, ora basta un po’ di collaborazione e il teatro potrà essere riaperto. La proposta dell’Associazione è la seguente: l’Amministrazione si impegna all’installazione di un impianto elettrico a norma e alle pratiche per l’agibilità e l’Associazione organizza una stagione teatrale estiva senza gravare economicamente sul bilancio comunale.

Per l’Amminstrazione è una scommessa coraggiosa: investire su un gruppo di ventenni che al di là di ogni ragionevole considerazione vogliono organizzare un mucchio di serate in uno spazio che al di là dei lavori fatti rimane un cantiere malmesso vuol dire mettere il proprio nome su un’impresa che potrebbe fallire da un momento all’altro. I tempi oltretutto sono strettissimi: meno di sei mesi. L’inaugurazione infatti è prevista per giugno. Il sindaco perplesso dice: “Giugno è domani”. Ma alla fine accetta.

Comincia la corsa contro il tempo. Mentre da una parte si stende la programmazione della rassegna e si cercano i fondi necessari all’impresa, dall’altra si progetta l’impianto elettrico a tavolino con elettricista ed ingegnere. Mentre si concordano le date con le compagnie e i musicisti si costruisce la cabina di regia, si rimontano le porte, le finestre, le inferriate, vengono costruiti il banco ed il pavimento della biglietteria, vengono progettate e montate le staffe di sostegno per i fari di scena, vengono progettati e montati cancelli, gradini, la rampa per i disabili… è un movimento a trecentosessanta gradi in cui ognuno impegna le proprie competenze per raggiungere un obbiettivo comune.

Mancano quindici giorni all’inaugurazione. Bisogna levigare tutta la platea e verniciarla, montare sui cancelli che chiudono gli accessi dei pannelli fonoassorbenti che respingano i rumori provenienti dall’esterno, è necessario finire il banco di biglietteria, montare le insegne, lavorare ancora sui pavimenti e sulla rampa dei disabili… Tra le altre cose non è ancora finito l’impianto elettrico e l’Enel, che si muove con i tempi biblici della burocrazia, non ha ancora provveduto alla fornitura elettrica. È il momento della crisi: non si vede la fine, tutto sembra andare a rotoli. Come se non bastasse, uno degli sponsor che ha promesso una sponsorizzazione che da sola dovrebbe sostenere più della metà di tutta la rassegna, comunica all’Associazione che la cifra promessa non arriverà.

A questo punto si opera al limite della fibrillazione: si lavora tutto il giorno, tutti i giorni sino a notte fonda e intanto si cercano nuove sponsorizzazioni. Si prosegue con questo ritmo sino alla notte del 5 di giugno, vigilia dell’apertura, e alle quattro di notte è montata l’ultima insegna. Il teatro finalmente è pronto per la riapertura.

Il 6 di giugno dell’anno 2009 il Teatro Sociale di Gualtieri riapre i battenti con una mostra fotografica e un concerto. La rassegna estiva porta in teatro quasi venti serate con artisti di livello internazionale. Il sogno si è realizzato.

 

Dal 2009 al 2011, per tre anni, nel periodo estivo viene portata avanti una programmazione teatrale e concertistica d’avanguardia, mentre d’inverno l’Associazione intraprende lavori di ristrutturazione. Nel autunno del 2011 tuttavia viene il momento di restaurare la platea in legno che presenta seri problemi strutturali, la necessità di manodopera spinge l’Associazione a coinvolgere la cittadinanza nei lavori: nasce “Cantiere aperto”.

 

2011 – 2013 | IL CANTIERE APERTO, IL TERREMOTO, LA RASSEGNA IN PIAZZA

Dopo tre anni entusiasmanti che hanno portato a Gualtieri oltre sessanta serate di spettacolo e artisti di fama internazionale, nel 2011 grosse difficoltà nel reperimento dei fondi impediscono l’organizzazione della consueta rassegna autunnale. Dopo un primo momento di forte delusione, in cui appare sempre più incombente lo spettro di una nuova chiusura delle porte del Teatro, si decide di reagire a una situazione apparentemente irreversibile. Chiudere ancora una volta le porte del teatro significherebbe rassegnarsi agli eventi e al disinteresse, togliere alla cittadinanza la possibilità di vivere il Teatro e di usufruire di momenti di grande valore culturale. Nasce così la rassegna intitolata Teatro in Rada

Una serie di eventi ad ingresso gratuito in cui il teatro si trasforma in ideale cantiere navale, in veliero ormeggiato per lavori di manutenzione… per ritracciare le rotte future. Gli eventi alternano letture teatrali a tema marinaresco a veri e propri lavori di ristrutturazione. In particolare la cittadinanza viene coinvolta nei lavori di consolidamento dell’assito in legno della platea, strutturalmente compromesso in molti punti.

Le serate di “Cantiere Aperto” divengono momenti in cui il pubblico che abitualmente viene a teatro, la cittadinanza, gli amici del teatro… rimboccandosi le maniche contribuiscono con il proprio lavoro alla rinascita di questo magnifico spazio. Sono serate in cui il Teatro torna ad essere “sociale” nel senso più ampio del termine: spazio e risorsa di tutti, in cui tutti, in tempi durissimi per la cultura, sono chiamati a partecipare e fare la propria parte.

Il “Cantiere aperto” si interrompe drasticamente nel maggio del 2012 per le scosse di terremoto che sconvolgono le province di Modena, Ferrara, Mantova e Reggio Emilia. Il Teatro Sociale viene chiuso a data da destinarsi e si affaccia l’ipotesi che tutto il lavoro fatto possa rivelarsi del tutto inutile.

L’Associazione Teatro Sociale di Gualtieri si trova di fronte ad una nuova durissima prova. È così che nella convinzione che tanto più il “corpo” del Teatro è sofferente, tanto più sia necessario mantenerne viva e salda l’“anima” si lavora alacremente per poter portare avanti la rassegna estiva del Teatro Sociale all’esterno del Teatro stesso: in Piazza Bentivoglio. Il sisma costringe l’Associazione ad abbandonare Palazzo Bentivoglio: l’Associazione non può far altro che “accamparsi” in piazza, come fosse il giardino di casa, aspettando di poter rientrare.

Il 7 giugno, Ezio Bosso, compositore di fama internazionale, proprio al Teatro Sociale e a Palazzo Bentivoglio dedica un concerto, ed in particolare il brano dal titolo The Things That RemainsIl brano del Maestro Bosso porta fortuna al Teatro Sociale: ad ottobre, dopo il parere positivo di una commissione del Ministero dei Beni Culturali, il Teatro Sociale torna agibile ed il “Cantiere aperto” può ripartire.

Le serate di lavoro per la ristrutturazione della platea in legno, alla fine dell’incredibile esperienza di “Cantiere aperto” avranno avuto un successo inaspettato e per un anno e mezzo saranno state un appuntamento settimanale fisso al Teatro Sociale di Gualtieri con numeri da record: decine di lavoratori volontari da tutta la provincia di Reggio Emilia, 250 tonnellate di terra e calcinacci rimossi con badili e carriole, 120 metri quadri di assito storico restaurati centimetro per centimetro…

Il 1 maggio 2013, in occasione della “Festa dei lavoratori” il “Cantiere aperto” si conclude in bellezza: esperienza unica in Italia di recupero collettivo di un bene comune, dopo quasi 50 serate di lavoro, esso approda alla riapertura del primo teatro ristrutturato da quello stesso pubblico che si reca abitualmente a vedere gli spettacoli.

[continua...]