ANNA CINGI

Risale a ventidue anni fa in quel di Reggio Emilia il mio debutto da insaziabile divoratrice di storie: dopo avere esaurito le risorse di parenti e insegnanti ho fatto ricorso ai libri, ai film, ai viaggi, alle mostre d’arte e ho sperimentato la produzione autonoma, soprattutto per autoconsumo. È naturale che il teatro mi abbia intrappolata immediatamente.

Attualmente vivo a Milano dove studio Scenografia, e recentemente ho collaborato al progetto e alla messa in scena dell’inedito di Dario Fo “Storia di Qu” andato in scena al Piccolo Teatro.Inoltre, da alcuni mesi collaboro col blog maperorivista.wordpress.com.

Del Teatro di Gualtieri mi sono innamorata a distanza, in fotografia, come gli emigranti del secolo scorso. Mi ero appena trasferita a Milano quando l’ho visto sulle pagine di una rivista, bellissimo, ormai inesorabilmente lontano. Una storia struggente insomma.

Ora sono là ogni volta che riesco a prendere un treno: sono una spettatrice pendolare. Perché comincio a credere, nonostante tutto, che sia ancora possibile essere giovani; e essere giovani è, oltre che tasche vuote e nessun curriculum, possibilità di mettersi in gioco. Non c’è esempio migliore del Teatro Sociale.

Saremo pure una generazione un po’ anemica, marginalizzata, nell’universo teatrale del “non è più come trent’anni fa”. Ma comunque dobbiamo essere, come in quella poesia bellissima di Derek Walcott, una rovina che resiste.

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