CHI AMA BRUCIA – DISCORSI AL LIMITE DELLA FRONTIERA DI ORTIKA

Otto punti di vista under 30:

 

«Un faro si accende sul pubblico e ne svela i limiti. Nell’ascoltare il discorso al limite della frontiera che la crocerossina ci propone al Teatro Sociale di Gualtieri ci scopriamo coinvolti nostro malgrado nell’aberrazione dei C.I.E., i Centri di Identificazione ed Accoglienza in cui i “clandestini” sono ospitati forzatamente fino a 18 mesi non per aver commesso un qualche crimine ma per una condizione di cui non sono neppure responsabili; loro sono la frontiera di ciò che siamo noi, il confine della nostra società. Il loro unico scopo è fornirci per contrasto un’identità in cui riconoscerci. Il bel palco dell’antico teatro Principe, un luogo ricco di storia, si trasfigura così in un non-luogo dove la dimensione temporale è bandita e l’unica cosa a permanere nell’aria sono le energiche acrobazie dell’attrice Alice Conti, che ci ricordano un’amara realtà. La Frontiera siamo noi.»

Giulio Bellotto, giovane critico, 21 anni, Milano

 

«Si potrebbe definire Chi ama brucia una tragedia greca: politica e senza vinti né vincitori. La bravissima Alice Conti riesce da sola a tener alto il pathos e l’attenzione per oltre un’ora, gettando luce su una realtà –quella dei Centri di Identificazione ed Espulsione – che conosciamo ancora troppo poco. Diventa sempre più urgente interrogarsi su cosa significhi essere “clandestino” e su tutte le sfaccettature che può assumere questa etichetta. Ancora più coraggiosa, quindi, la scelta della Compagnia Ortika di non schierarsi apertamente, di non tratteggiare i “buoni” contro i “cattivi”, per sottolineare i controsensi e i paradossi da un lato e dall’altro.»

Alessia Calzolari, giovane critica, 28 anni, Milano

 

«Diritti incivili, processi sommari e una garanzia incontrovertibile: tutto quello che è stato perso è in ottime mani. Centri di identificazione ed espulsione: non ancora prigioni non più spazi liberi. Spazi dell’assurdo che si fa diabolico attraverso una lucida e inconsapevole crocerossina assunta tramite un’agenzia interinale. Lei guida le sorti dei reclusi perché guidata dall’entità che vigila e garantisce. I veri italiani sono da questa parte delle sbarre. In scena una Mattatrice, ipnotica nelle modulazioni della voce e impegnata in un movimento continuo di follia indotta.»

Stefano Cangianogiovane critico, 26 anni, Napoli

 

«Ortika ha il compito di farci percorrere la realtà umana e disumana dei Centri per l’Identificazione e l’Espulsione dei clandestini, di tratteggiarne le insanabili contraddizioni, i rapporti opprimenti di colpa e di responsabilità. Ne svolge un’analisi dalle tinte livide sfumate sul kitsch, di grande urgenza e intelligenza, che esprime in un monologo scandito da una costellazione di oggetti come da una seconda voce, talvolta accondiscendente, talvolta opprimente. Questi feticci rimbalzano da un significato all’altro, dal testo all’oggetto scenico, ingigantendosi, moltiplicandosi, entrando in risonanza con i messaggi pubblicitari che evocano altri oggetti. L’attrice ci si aggrappa, trovando in essi solo la conferma di un’assenza di umanità.»

Anna Cingi, giovane critica, 22 anni, Reggio Emilia

 

«Alice Conti è un’attrice contemporaneamente funambolica ed essenziale. In questo lavoro, queste due anime si fondono in modo garbato, pulito ed efficace, aiutate da un gioco luci che asseconda e amplifica i ritmi interiori. Un lavoro che ha la potenza della necessità e il sapore acerbo della cronaca vera. Uno spettacolo-inchiesta che non vuole lasciare incolumi. Compagnia Ortika è una bella scoperta. Sentiremo ancora parlare di loro.»

Silvia Ferrari, giovane critica, 28 anni, Vicenza

 

«Si parla di emigrazione ma non nei toni patetici e ipocriti di telegiornali e opinionisti, qui la storia è vista da Croce, una delle crocerossine volontarie –che poi volontarie non sono- che si occupano di accogliere gli immigrati al C.I.E., un luogo, una gabbia, un’ospitalità forzata, e questa donna che tratta i suoi ospiti come bestie da ammansire con dello zucchero. Una carrellata di trovate sceniche molto funzionali a livello visivo ed in continua crescita fino ad entrare nella sua testa, nei suoi incubi, nei suoi deliri in cui da carceriera si ritrova carcerata. Forse eccessivo in alcuni tratti, soprattutto conclusivi, ma un’ottima prova d’attrice.»

Chiara Girardi, giovane critica, 23 anni, Roma

 

«Ortika assolve nel modo più originale e riuscito a tutti gli aspetti che contraddistinguono un’ottima ricerca teatrale: dal tema scandaloso quanto tacitato – e qui superbamente documentato – dei C.I. E. e delle ambigue, paradossali e scambievoli esperienze e responsabilità di chi ne abita le mura (clandestini, infermieri, rappresentanti istituzionali), alla drammaturgia calibrata, surreale e acuminata che si dirige con chiarezza e cadenza evangelica verso il proprio oggetto, in un perfetto equilibrio tra azione e narrazione d’inchiesta. A corredo, un impianto scenico rifinito al millimetro, una  complessità di quadri drammatici risolta con naturalezza nell’uso delle luci, degli oggetti, del corpo della straordinaria Alice Conti, aprono una breccia nella coscienza e inesorabilmente vi iscrivono Chi ama brucia

Giulia Morelli, giovane critica, 28 anni, Parma

 

«Ritratti dai contorni vividi, lo spettacolo di Ortika affronta a viso aperto la scandalosa questione dei Cie, senza giungere a soluzioni semplicistiche, ma restituendo con spietata lucidità la complessità delle dinamiche psicologiche e politiche che intessono la faccenda. Ottima prova recitativa di Alice Conti, alle prese con un monologo dalle tinte sfaccettate. Altrettanto di livello la drammaturgia e l’uso degli elementi scenici.»

Giulia Muroni, giovane critica, 23 anni, Cagliari

 

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