S-MANÌE DI AGAVE TEATRO

Otto punti di vista under 30:

«Le parole di Goldoni raccontano i costumi, l’ossessione, le manìe di una contemporaneità schizofrenica in cui opinioni, scelte e gusti sono appaltati alla mente collettiva e capricciosa della società dell’apparire. S-manìe è uno spettacolo che mette in scena con la plasticità di pose statuarie e misurate l’imposizione di canoni a cui l’individuo è costretto a sottostare stolidamente oggi come nel ’700 livornese, obblighi di cui è felicemente e stolidamente schiavo. Il punto di vista femminile, quello del personaggio di Vittoria, diventa così la prospettiva universale del nostro vivere e si cala in un quotidiano fatto di assenze, mancanze e desideri inessenziali, simboleggiati dalla prospettiva ingannevole della Villeggatura. L’esito è una riflessione profonda ed intima sull’essere umano e le sue idiosincrasie.»

Giulio Bellotto, giovane critico, 21 anni, Milano

 

«Ben vengano i classici messi in scena dalle giovani compagnie, a dimostrazione della costante attualità di questi testi. Agave Teatri si confronta con Goldoni, usando sapientemente spazio scenico, luci ed oggetti. La giovane compagnia non riesce, però, ad essere realmente contemporanea e convincente nell’approccio al testo. Forse ci sarebbe voluto un po’ di coraggio in più per tentare una rilettura realmente originale o, viceversa, per decidere di proporre uno spettacolo tradizionale.»

Alessia Calzolari, giovane critica, 28 anni, Milano

 

«In tutti i tempi il luogo più pericoloso è sempre stato il vuoto. Lo sapeva Goldoni e lo hanno capito le due forze di Agave Teatro. Il libro del mondo sembra essere stato vergato da una mano che ha rinunciato a qualsiasi sapienza e gli effetti sono tragici nella loro manifestazione farsesca. Il libro del teatro registra e trascrive. E nel regno delle vanità l’orizzonte verso cui tendere è quello di una vacanza liberatoria in montagna, in cui essere tutta apparenza. Dal monitor personale, che sia la voce della pubblicità o dell’incoscienza, arrivano esortazioni e intimazioni e intanto si consuma una interminata mania, per accumulo successivo di vuoti.»

Stefano Cangianogiovane critico, 26 anni, Napoli

 

«Agave teatro si propone una riscrittura delle Smanie per la villeggiatura di Goldoni in chiave contemporanea, presentando però una cifra estetica ibrida, con crinoline e mutandoni al ginocchio sommate al cellophane, ai microfoni e ai televisori. La società dell’apparire che promulga pubblicità, pettegolezzi e invidie astiose, può non essere molto cambiata dai tempi di Goldoni, ma l’attualità del messaggio non è potenziata da questa messa in scena: non ci sono sostanziali contributi originali al testo, e la modernizzazione sembra affidata principalmente agli oggetti di scena di cui si fa tuttavia un uso più decorativo che sostanziale.»

Anna Cingi, giovane critica, 22 anni, Reggio Emilia

 

«Si parte da Goldoni e dalle sue Smanie per la villeggiatura per una riflessione che dovrebbe indagare l’eterna attualità di temi quali l’invidia, l’autodefinizione in società, il gioco logorante dell’apparenza. Il terreno è scivoloso e l’impressione finale è che l’obiettivo venga solo sfiorato. Funzionano alcuni espedienti registici (l’utilizzo dello spazio, di alcuni oggetti scenici, delle luci).  Pur con qualche spunto interessante, appare invece ancora solo abbozzato il tentativo di rendere effettivamente contemporanei il testo e la drammaturgia.»

Silvia Ferrari, giovane critica, 28 anni, Vicenza

 

«Un universo femminile quello che invade il primo dei capitoli della Trilogia della villeggiatura di Goldoni, un classico analizzato nella sua modernità, la figura della donna che attraversa i secoli e che tra pizzi e merletti si fa riconoscere in due dei suoi peggiori vizi: la passione per lo spendere e l’invidia verso chi spende più di lei. In una visione quasi evocativa ma anche molto materiale assistiamo ai preparativi per la grande partenza in campagna, belle alcune trovate estetiche soprattutto sulle pose plastiche di donna Costanza, meno alcune iterazioni di parlato penalizzate anche da alcuni errori tecnici.»
Chiara Girardi, giovane critica, 23 anni, Roma

 

«S-manìe di Agave è una fedele quanto noiosa trasposizione goldoniana che poco aggiunge e parecchio sottrae all’originale, caricandolo d’intenti certamente nobili – l’analisi dell’eterno conflitto tra essere e apparire, la costante esposizione delle donne allo sguardo maschile e conseguenti ossessioni muliebri, la “necessarissima” corsa all’altare a qualunque costo, l’invidia come condizione naturale dell’essere sociale – ma inattingibili sulla scena, se non previa lettura del programma di sala. La regia è fragile e cerca di sostenersi ricorrendo in maniera molto naif a stilemi classici di certo teatro di ricerca (luci, oggetti di scena, deus ex machina d’haute couture, microfoni) accozzati un po’ a caso. Non esaltante l’interpretazione così come l’inserzione di un personaggio bifronte.»

Giulia Morelli, giovane critica, 28 anni, Parma

 

«Godibile senza essere entusiasmante il lavoro di Agave Teatro, che tenta un’operazione di cifra contemporanea sulla materia goldoniana. La partitura luminosa crea delle misture di colore affascinanti, riempendo di colori lo spazio scenico. Non è però sufficiente l’uso degli elementi tratti dall’attualità, (televisore, microfono) per conferire all’operazione una caratura schiettamente contemporanea.»

Giulia Muroni, giovane critica, 23 anni, Cagliari

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