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PRIMA DEL TEATRO
Il Teatro di Gualtieri sorge all'interno del monumentale complesso di Palazzo Bentivoglio, grande fortezza-palazzo, sorta tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600 per volere di Cornelio Bentivoglio e soprattutto di suo figlio Ippolito.
DALLA PALUDE AL TEATRO PRINCIPE: PALAZZO BENTIVOGLIO
Una breve parentesi riguardo Palazzo Bentivoglio. Palazzo principesco monumentale spicca sull'abitato circostante con mole parossistica. Lo si potrebbe considerare seicentesca cattedrale nel deserto o, meglio ancora, fortezza nella palude.
In origine infatti era la palude: i torrenti della zona, Crostolo, Cava e Canalazzo, sino all'arrivo dei Bentivoglio intorno al 1560, superata Reggio Emilia impaludavano nelle zone basse di Meletole, Camporanieri e Gualtieri. Già millecinquecento anni prima di Cristo si erano provati i Terramaricoli a difendersi dalle acque stagnanti con le famose palafitte, poi erano passati gli Etruschi con barche e commerci, e intorno al II secolo a.C. erano arrivati anche i Romani, che per poter marciare coi loro eserciti sulle paludosissime plaghe avevan costruito vie tabellarie, costruite cioè su tavole e pali. Nel Medioevo i Benedettini per primi cominciarono a bonificare e disboscare le zone in questione, per recuperare terreno all'aratro, ma anche essi non arrivarono a risolvere le cose perché mancava loro quella visione d'insieme che avrebbe permesso una sistematica e coerente bonifica. Insomma nessuno riusciva a risolvere il palustre problema.
Verso la metà del 1500 le ripetute inondazioni e una crescita demografica inaspettata cominciarono a destare serie preoccupazioni negli abitanti delle zone di Brescello, Boretto, Poviglio, Meletole e Gualtieri: terreni allagati sottratti al coltivo in un momento in cui sarebbe stato necessario piuttosto rubare all'acqua per dar terra al grano. Di qui la decisione di rivolgersi alle autorità competenti, nella fattispecie gli Estensi. Alfonso II per l'acquoso problema aveva l'uomo giusto: Cornelio Bentivoglio, condottiero valente e stratega zelante.
Cornelio, 24 luglio 1567, s'infeuda a Gualtieri: comincia ad arginare i torrenti e a canalizzare le acque palustri. Il Crostolo finalmente viene fatto sfociare nel capiente Eridano, e le stagnazioni gualtieresi vengono convogliate in un nuovo canale, detto la Fiuma, che dopo aver raccolto le acque passa sotto il sopraccitato Crostolo con un lungo sistema di botti vaso-comunicanti in muratura, fino a giungere alla Moglia. Mentre vengon costruite le botti comincia la costruzione del palazzo signorile che dovrà ospitare Bentivoglio & corte (i mattoni per altro sono gli stessi). L'edificazione del palazzo e dell'antistante sua piazza è affidata all'illustre Giovan Battista Aleotti, detto l'Argenta, architetto di corte degli Este. Il progetto diviene esecutivo solo con l'avvento di Ippolito, figlio di Cornelio, e dota Gualtieri, fino ad allora un borgo di quattro case ancora mezze incastrate nel Medioevo, di un razionalissimo piano urbanistico di stampo rinascimentale.
Ma i Bentivoglio restano ben poco a Gualtieri: già nel 1634 Enzo, secondogenito di Cornelio scambia il feudo di Gualtieri con quello di Scandiano, e Gualtieri è reintegrato di fatto nello Stato Estense. Di qui il succedersi di una serie di feudatari non residenti che affidano ad amministratori più o meno fidati le sorti del Nostro.
All'inizio del 700 Palazzo Bentivoglio vive il periodo di declino più nero: spogliato e vandalizzato è alloggio di milizie impegnate nelle guerre di successione. Le sorti del palazzo subiscono una svolta il 28 settembre 1750 quando il Consiglio Comunale decide quasi all'unanimità (14 palle bianche contro una nera soltanto) di acquistare il monumentale complesso direttamente dagli Este. Il palazzo perisce signorile e risorge comunale pronto a rispondere più strettamente alle esigenze della popolazione. L'esigenza più urgente è quella di costruire dei pennelli frangi-corrente per arginare il pericoloso spostamento dell'alveo del fiume che erode gli argini poche decine di metri dietro la piazza dell'illustre Aleotti. Per costruire i frangi-corrente nel 1751 vengono demoliti i tre quarti del decaduto palazzo che già parzialmente in rovina era probabilmente sentito come inutile e gigantesco ammasso di mattoni: ecomostro ante litteram.
Ciò che rimane del palazzo viene popolato ben presto delle più svariate attività: esso ospita gli alloggi del Medico condotto, del Chirurgo e somministra i comodi per la pesa, per il Macello, per il Dazio della ferma, salina e granai per le sue moliture, e quartiere alla guardia della ferma, oltre i magazzeni inservienti ai bisogni pubblici. Insomma il Palazzo, proprietà moribonda d'Illustri Signori, dandosi ai gualtieresi riprende vita: alleggerito parzialmente della mastodontica mole diviene versatile ricettacolo delle attività più diverse. Ed è proprio su questa linea e solo a questo punto che dall'iniziativa dell'ingegner-architetto Giovan Battista Fattori, nasce il Teatro Principe.
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