Bevano-est
Guarda e impara un po a guardarti
che il tempo passa, senza fermarsi
e tu sei già abbastanza avanti
scrive Ciuma in No comment, canzone tratta dall'ultimo cd dei Bevano Est, Ramingo. Che la musica popolare sia una solida base su cui costruire un futuro è ormai assodato, fiumi di parole si sono spesi sul senso e sull'utilizzo della tradizione, e sul significato stesso del termine. Ma a riprendere in mano la produzione dei Bevano Est si annusa subito, soprattutto per chi ha già assaggiato a suo tempo Gradisca o Fuoco Centrale, un profumo di attualità d'altri tempi che a distanza di anni stupisce come ritrovare un amico di scuola dal viso autorevolmente scavato dal tempo. Il quartetto romagnolo, che anni fa scelse uno dei non-luoghi per eccellenza come l'autogrill per collocare attraverso il nome il proprio suono, gioca a delocalizzare il baricentro del folk: l'organetto, la chitarra, i clarinetti e il violino dei nostri fotografano un paesaggio che scorre nei finestrini di una macchina in corsa, una specie di autostrada stretta e semplice tra le colline romagnole. La forza del gruppo sta nel loro essere visivi con il suono e l'orchestrazione: le musiche del passato, quelle del valzer e dei suoi temi portati in braccio su pedane di terra e vino, ma anche quelle del tango o del klezmer presi in prestito da popoli affini nell'urgenza del ballo, vivono di immagini sincere nei loro brani. Non per nulla anche con le colonne sonore sono a proprio agio: splendida quella di Il dolce rumore della vita di Giuseppe Bertolucci. Ed è questo che comunque ce li fa ascoltare con lo spirito aperto e partecipe con cui ci si avvicina alla musica popolare, anche nelle composizioni originali firmate Delvecchio o Bendi, nonostante la facilità di disegno sonoro li renda più vicini a compositori e orchestratori, piuttosto che ad esecutori o portavoce. Non è di sicuro folk revival, è una rivisitazione della tradizione attraverso il filtro della consapevolezza umana, più che della tecnica. È difficile, almeno per me, calibrare frizione e acceleratore sul punto di equilibrio analisi/complimento, perché la loro abilità nel portare a passeggio temi di grande ricchezza umana ha effettivamente qualcosa di estraneo dal tempo: il cuore che cavalca la vita senza rammollirsi, il sogno che conserva un corpo materico, essenziale, onesto. Umano.
> rassegna 2009
Voce-organetto:
Clarinetto:
Violino:
Chitarra:
Percussioni:
Stefano Delvecchi
Giampiero Cignani
Davide Castiglia
Giulio Cantore
Stefano Fabbri
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Teatro Sociale Gualtieri