VIA CRUCIS
O.P.G.
REGGIO EMILIA
Devozione diffusa dai Francescani per commemorare la strada di Gesù dal Pretorio di Pilato al Calvario dove fu crocefisso, è la
rappresentazione dell'estrema umiliazione dell'uomo di fronte all'uomo e al contempo la glorificazione di Dio che non esita, nel nome dell'amore per l'uomo, a sacrificare suo figlio. Le ferite inferte a Cristo, i gesti di coloro che non esitano nel portare la croce alla quale verrà appeso come l'ultimo dei malfattori, sono i segni di una pietas che non ha timore di sfidare il potere e la furia cieca della folla.
La via Crucis della cappella dell'O.P.G. ha le figure di tutte le persone morte in O.P.G. da quando don Daniele Simonazzi ne è il cappellano (ed è stata sua, anni fa, l'idea e la realizzazione) e odora proprio di questa pietà e di questa estrema debolezza dell'uomo di fronte all'uomo: pochi, se non gli stessi ricoverati, sanno quali sofferenze hanno scandagliato e trafitto l'anima di chi ha deciso di togliersi la vita, di chi è spirato senza l'affetto dei suoi cari.
Molte volte ci chiediamo dove sia Gesù e se non possa tornare in mezzo a noi. Le foto che vedete testimoniano che Cristo è con noi, in un Luogo che nel corso degli anni è cambiato profondamente, ma che spesso ha posto, davanti al recluso, la necessità di una scelta decisiva: la redenzione in Dio o la sconforto totale e l'abbandono alle logiche dell'uomo. Le persone che in queste fotografie non sono riconoscibili (gli occhi delle persone sono stati coperti con quelli di Cristo per non individuarne l'identità) sono, in realtà, conoscibilissime. È l'essere umano privo di tutto, della sua dignità, sconfitto dalle debolezze che, se ben pensate, sono dell'uomo.
Leggete la pietà fattasi carne viva e preghiamo perché nessuno di noi possa mai ergersi a giudice supremo di fronte ad eventi che nella loro tragicità indicano il bisogno della vittoria della logica dell'amore, quell'amore per il quale Cristo ha accettato di patire, soffrire, per poi riscattarci tutti nella vittoria sulla morte, sul niente, sulla privazione dell'amore.
Per i ricoverati in O.P.G.
Michele