Marì

Marì
Teatro dei Servi Disobbedienti

La pièce di teatro danza “Marì” porta in scena il rapporto tra individuo e comunità, l’alienazione, l’oppressione, la violenza sociale che si riflette sulla vita di ognuno e arriva a sfociare in violenza individuale, subita e inferta, fino allo stupro, all’omicidio. L’ambiente che ci circonda ci accarezza dapprima, gioca persino con noi, ma porta in sé il senso di morte, di un destino ineluttabile, di un suono costante e opprimente, di un giudizio. Ambientata idealmente nell’Italia meridionale degli anni ‘40 e liberamente ispirata alla canzone di Carmen Consoli “Mio Zio”, la storia prende spunto dalla tragica vita di una bambina, Marì, molestata dallo zio fin dall’infanzia. Marì è sola, circondata da un ambiente omertoso e ostile che invece di sostenerla la giudica e la osserva costantemente, con il beneplacito della madre, a cui interessa soltanto proteggere le convenzioni e il buon nome della famiglia. Il tema della violenza di genere, purtroppo ancora attuale, si intreccia con quello dell’autodeterminazione dell’individuo in una comunità rigida e patriarcale, dominata da necessità di tipo pratico ed economico. Il gesto che Marì arriva a compiere nel finale è quindi rivoluzionario, un gesto di ribellione, di rottura degli schemi sociali, di riaffermazione definitiva dell’individuo e del suo diritto alla felicità.

L’intero spazio scenico è una grande gabbia in cui predomina l’elemento del quadrato. Quadrate sono anche le piccole aree in cui esso si suddivide, minimi spazi vitali circoscritti in cui agiscono i personaggi, costretti, limitati e insieme protetti e confortati da essi. L’unico personaggio realmente svincolato da questa costrizione è La Morte, presenza contemporaneamente astratta e concreta che incarna lo spazio, il tempo, l’ambiente stesso in cui tutto accade. Una Morte quindi che travalica l’immaginario popolare di falciatrice di anime per assumere in sé gli attributi dell’eternità, dell’istante infinito senza durata, dello spazio senza estensione, senza dimensioni. Una Morte sempre presente, che accompagna la vita di Marì fin dall’infanzia, come un destino ineluttabile, un compagno di giochi, un rifugio, un complice, un oppressore, un nemico. Il personaggio di Marì è invece pienamente inserito nello scorrere del tempo. Sdoppiato tra presente e passato, tra azione e ricordo, vive simultaneamente l’età adulta del presente e le varie tappe della sua crescita interiore, evolvendosi fino a raggiungere la piena identità nel gesto tragico del finale. Contrappunto al divenire di Marì è il ruolo de La Madre, da sempre imprigionata dentro il cubo delle sue convinzioni e convenzioni sociali, incapace di uscire, di aprire altre strade. Impotente e distante, anche di fronte al dolore della figlia.

 

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Il Teatro dei Servi Disobbedienti nasce a Bologna nel 2013. Fondato da Federica Amatuccio e Andrea Gianessi, focalizza il suo lavoro sull’interazione tra teatro, danza, azione fisica e musica. Nel luglio 2013 debutta al Mercantia Festival con “Gocce di Splendore”. Nel 2014 porta in scena “Fimmina Morta”, amara e poetica riflessione sull’industrializzazione. Nel 2015 «Mille modi per crepare in montagna», commedia macabra di Boris Vian. Nel 2015 e 2016 vince un bando dell’ERT per residenza artistica a Bologna. La pièce di teatro danza «Marì» debutta a gennaio 2017. Nel 2017 cura infine la direzione artistica teatrale del Poverarte Festival.

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