Resina

Resina
Compagnia Resina

Due sorelle, C e V, abitano la loro casa in una simbiosi morbosa, immerse in un assurdo disordine di pigne e aghi di pino, accompagnate dal basso continuo di una tivù che non la smette mai di parlare. La minore è autorizzata a uscire di casa solo per raccogliere le pigne e ha il compito di preparare da mangiare per la madre. La più grande non esce mai di casa, troppo impegnata a informarsi sul mondo (senza averlo mai visto davvero) e a fare sogni d’amore sul conduttore del telegiornale. La loro vita ruota attorno alla cura ossessiva delle rughe di una madre di cui si sente solo parlare. Sembra che niente possa rompere questo asfissiante patto familiare, forse solo una catastrofe, un evento incontrollabile, un fatto scollegato da qualsiasi causalità. Il telegiornale annuncia che presto un’aurora boreale di dimensioni inaudite si diffonderà in tutto il mondo e che le conseguenze di questo evento sono imprevedibili. Nel frattempo, la minore porta in casa una donna che ha trovato addormentata nell’erba mentre raccoglieva le pigne.

È l’arrivo dell’estranea, che scoprirà suo malgrado il segreto inconfessabile che lega le sorelle, a sabotare la loro apparente complicità, a far deflagrare il loro mondo, proprio mentre fuori, lontanissimo, a distanze siderali, sembra che il sole stia per esplodere per sempre. Il metodo creativo della compagnia si caratterizza per l’uso esclusivo di materiali drammaturgici originali, ottenuti dalla sintesi del lavoro delle attrici in sala, così anche l’intervento registico non è mai un’imposizione autoriale ma si pone come montaggio dei materiali prodotti durante le prove. Questa impostazione “artigianale” si riflette anche nell’ideazione e nella creazione delle scene e dei costumi, rispondendo in primo luogo al principio economico (ed ecologico) secondo il quale tutto ciò che è in scena con le attrici non può mai avere solamente un senso decorativo o di arredo ma deve in qualche maniera essere partecipe della drammaturgia, contribuire al suo sviluppo. Il dialogo continuo tra gli oggetti di scena, i costumi e le attrici, la dialettica tra animato e inanimato, tra grande e piccolo, vicino e lontano è anche uno dei temi centrali dello spettacolo e ha informato e guidato ogni nostra scelta. Per il resto, abbiamo semplicemente raccontato una storia, e lo abbiamo fatto attraverso il linguaggio teatrale. Per questo abbiamo voluto che questa “teatralità” affiorasse in ogni nostra scelta, a partire dall’impostazione della recitazione fino alla costruzione dell’ambiente scenico.

 

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Diplomati all’Accademia d’Arte Drammatica EUTHECA di Roma, Antonio Careddu, Chiara Poletti, Viola Sartoretto, con la fotografa e videomaker Valentina Mameli, costituiscono nel 2016 l’Associazione Culturale Resina, sono collaboratori stabili del gruppo gli attori Eugenio Coppola e Francesca Lozito. Sono autori, registi e interpreti dei loro lavori. Alla base della loro pratica c’è la ricerca dell’artigianalità legata all’indagine della contemporaneità. Al lavoro con la compagnia, alternano percorsi professionali e formativi autonomi e variegati.

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